Accanto alla stomia: diritti dei caregiver

 

Il caregiver è responsabile della cura e del sostegno del proprio caro stomizzato, ma deve anche essere tutelato su diritti quali salute psico-fisica e lavoro.

La malattia mette a dura prova la famiglia del soggetto stomizzato sia dal punto di vista emotivo, ma anche economico e pratico.

L’Istat ha stimato che in Italia sono oltre 3 milioni i caregiver che assistono disabili, malati e anziani e che, nel 90% dei casi, sono donne nella fascia compresa tra i 45-55 anni, per un totale di oltre 7 miliardi di ore di assistenza all’anno (in media circa 8-10 anni di assistenza). Nonostante i numeri imponenti, l’Italia ad oggi è però uno dei pochi Paesi in Europa dove il caregiver familiare non è riconosciuto professionalmente e tutelato da un punto di vista previdenziale, sanitario e assicurativo.

 

Il Parlamento italiano recentemente ha iniziato a mostrare attenzione al tema. I disegni di legge attualmente in esame al Senato sono tre:

  • il ddl 2128 (Bignami e altri) “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”;
  • il ddl 2266 (Angioni e altri) “Legge quadro nazionale per il riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare”;
  • il ddl 2048 (De Pietro e altri) “Misure in favore di persone che forniscono assistenza a parenti o affini anziani”.

 

In particolare il ddl 2128 ha posto l’accento sulle tutele in quattro settori diversi:

  1. tutela previdenziale, che riconosce la “copertura a carico dello Stato di contributi figurativi al periodo di lavoro di assistenza e cura effettivamente svolto, equiparati a quelli da lavoro domestico, che vanno a sommarsi ai contributi da lavoro eventualmente già versati. Inoltre si riconosce al caregiver familiare la possibilità di accedere al pensionamento anticipato al raggiungimento di trenta anni di contributi, sommando ai contributi da lavoro eventualmente già versati quelli figurativi versati dallo Stato per l’attività di caregiver familiare
  2. tutela per malattie, che riconosce “le tutele previste per le malattie professionali e per le tecnopatie tabellate e la copertura assicurativa a carico dello Stato con il rimborso delle spese sostenute per sopperire alla vacanza assistenziale nei periodi di malattia o nei quali il prestatore di cure è impossibilitato ad assistere il proprio familiare
  3. tutela assicurativa, in cui  “è prevista la copertura assicurativa a carico dello Stato con rimborso delle spese sostenute per la vacanza assistenziale nei periodi di impossibilità di prestare il lavoro di cura da parte dello stesso caregiver familiare, durante i periodi di malattia o infermità certificati, a tutela del suo diritto alla salute
  4. tutela del reddito, in cui “il caregiver familiare è equiparato ai soggetti beneficiari della Legge 12 marzo 1999, n. 68, ai fini del riconoscimento del diritto al lavoro. Tale diritto deve essere garantito, su richiesta del lavoratore caregiver, anche utilizzando la modalità del telelavoro, con l’obbligo per il datore di lavoro di consentire il passaggio a mansioni che si prestino a tale modalità”.

 

Tuttavia, mentre nel nostro paese ancora si discute sull’inquadramento previdenziale dei caregiver, nei paesi anglosassoni, dove la figura ha già un suo riconoscimento amministrativo, si ha una maggior attenzione a quello che è il lato umano del supporto svolto.

In quest’ottica è stato stilato un decalogo pensato per la salvaguardia della salute psico-fisica del caregiver, condizione indispensabile per garantire le migliori cure e attenzioni all’assistito.

 

Secondo “A Caregiver’s Bill of Rights” il caregiver ha il diritto di:

 

  • prendersi cura di se stesso, che non è un atto di egoismo, ma assicurerà la capacità di prendersi cura al meglio del proprio assistito;
  • cercare aiuto in altri anche in caso di obiezione da parte del suo assistito, riconoscendo i limiti della propria resistenza e forza;
  • mantenere alcuni aspetti della propria vita che non includono l’assistito;
  • arrabbiarsi ed esternare le proprie difficoltà;
  • rifiutare qualsiasi tentativo di manipolazione del proprio assistito attraverso sensi di colpa e/o depressione;
  • ricevere la considerazione, l'affetto, il perdono e l'accettazione per il lavoro svolto;
  • essere orgoglioso di ciò che sta facendo e fiero per il coraggio che a volte ha dovuto trovare per soddisfare le esigenze del proprio caro;
  • proteggere la propria individualità e il diritto a condurre una propria vita che lo sosterrà nel momento in cui l'assistito non avrà più bisogno del suo aiuto a tempo pieno;
  • reclamare il diritto ad un maggior supporto sociale per aiutare le persone fisicamente e mentalmente disagiate e, in quest’ottica, che vengano intrapresi passi avanti per aiutare e sostenere i caregiver.
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